Clara

Nata in una famiglia cristiana, con ottimi valori, poco coinvolta nella parrocchia; la mia vita ruotava attorno a scuola, amici, famiglia e sci; Messa domenicale e Confessione mensile.

Gli anni in cui studiavo Filosofia all’università hanno portato con sé molte domande. Ho iniziato a fare volontariato, e nelle persone in difficoltà ho visto il volto di Cristo. Ho viaggiato in paesi del terzo mondo e sono andata in crisi: “Come posso essere una ricca turista e una buona cristiana?”.

Durante un’esperienza di missione in Brasile, nuovi interrogativi ed una preghiera più profonda hanno cominciato a farsi spazio in me.

Sebbene non avessi ancora concluso il discernimento, decisi di frequentare un ragazzo, ed ero felice. Mi rendevo conto però che stavo con lui per le belle cose che avremmo potuto fare insieme per gli altri piuttosto che per la relazione in sé. Che il Signore mi stesse chiamando a qualcos’altro? L’idea del matrimonio, pur pensando a tre, quattro, dieci figli, mi stava stretta; desideravo un cuore grande quanto il mondo intero. Non potevo onestamente stare ancora col mio ragazzo: dovevo scoprire la mia vocazione prima di impegnarmi con una persona. Cosί abbiamo deciso di non vederci per un po’: non essendo emotivamente coinvolta in un rapporto avrei potuto riflettere e pregare con più oggettività. È stata dura! Sarebbe stato più semplice se avessi finito il discernimento prima di iniziare una relazione.

Grazie al sostegno del mio padre spirituale sono arrivata a poter pregare così: “Signore, parlami chiaro, sono pronta a fare la tua volontà perché so che mi renderà felice, ma fammela capire.”

Estate 1998. Incontro le Apostole. Non sapevo quasi nulla di loro. A quel punto ero finalmente imparziale rispetto alle due meravigliose strade che portano alla santità: matrimonio e consacrazione. Ma quale era per me?

La differenza tra queste due vie apparve chiara durante il mio primo colloquio con padre Salvatore: il matrimonio mi avrebbe portata a Dio tramite la santificazione della vita familiare, sessuale, economica, lavorativa ed affettiva; la consacrazione mi avrebbe permesso di occuparmi a tempo pieno di ció che è spirituale, di dedicarmi a chiunque Dio avrebbe messo sul mio cammino, di trascorrere più tempo con Lui e di conoscerlo più intimamente. Povertà, castità e obbedienza ricalcavano lo stile di vita di Gesù e prefiguravano il Paradiso, dove non si è sposati, ma in unione con Dio.

La vita religiosa mi attraeva; era una via più diretta. Mi sembrava un sogno che Dio potesse chiamare me! Ho pensato: “Io ci provo, se non fa per me, torno indietro.” Mi sono immaginata come una consacrata, e subito sono stata pervasa da gioia e pace: era la mia chiamata! Già mi vedevo missionaria, in prima linea ad aiutare i poveri, ma il secondo colloquio con il padre avrebbe modificato i miei piani. Un altro bivio si apriva di fronte a me: carità materiale o carità spirituale? Non avevo mai pensato che Gesù le avesse praticate entrambe: guariva e sfamava, certo; ma predicava ed insegnava anche.

Avevo sempre avuto un profondo desiderio per l’apostolato spirituale: dovevo ammetterlo. Avrei voluto essere una maestra o una psicologa, per aiutare le persone, parlando con loro, e portarle piano piano a Gesù. Ero iscritta a Filosofia e già leggevo qualcosa di Teologia. Vedevo i miei compagni persi nel relativismo, in attesa di qualcuno che portasse loro una parola di speranza, significato, vita eterna. Esattamente ció che le Apostole fanno a tempo pieno.

L’undici agosto (santa Chiara!), durante l’adorazione davanti al Santissimo, ho capito: tutto il mio passato arrivava lì, per dirmi chi ero; da lì il mio futuro partiva. Tutto aveva senso. Non sapevo dove e come, ma sapevo con chi sarei stata per il resto della mia vita: con Colui che mi aveva dato la gioia scoprire chi sono e perché sono qui.

Sarebbe stato folle dire di no ad un tale amore. Ormai non desideravo altro che stare con Gesù ed aiutarlo ad annunciare: la tua vita ha senso, lo puoi scoprire, e sarai felice anche tu!